Arancino siciliano

Nella  East Coast della Sicilia lo conoscono come arancino, nella West Coast è noto invece come arancina. Corretto in entrambi i casi, secondo l’Accademia della Crusca, significa piccolo frutto di melarancia ed è una squisita polpetta di riso, chiamata cosi dagli Arabi, i quali davano a tutte le polpettine il nome dei frutti.

La pietanza, fatta inizialmente solo di riso profumato di zafferano arricchito di verdure, veniva servita al centro della tavola in un unico vassoio e, come da consuetudine, ognuno per mangiarne allungava le mani. Forse fu l’emiro Ibn at Timnah ad inventare il timballo di riso, da qui il passo verso le monoporzioni di riso condito fu breve. Poi giunse il ripieno di pezzetti di carne, e la panatura che fu un’invenzione geniale, utile a rendere “trasportabile” il pasticcio di riso. Con la loro croccante corazza dorata, ottenuta mediante la frittura, gli arancini nacquero quindi come cibo da viaggio, in grado di resistere abbastanza bene al tempo senza deteriorarsi e buoni da mangiare a temperatura ambiente. 

La leggenda attribuisce la bella pensata a Federico II; il quale, si narra, fosse particolarmente ghiotto di riso e non volesse privarsene durante le lunghe battute di caccia. Il pomodoro, che doveva ancora arrivare dall’America, si aggiunse solo in epoca successiva e  il ragù di carne (o ragout) dalle radici francesi ha poi dato vita all’arancino oggi più diffuso in Sicilia.

Arancino siciliano
Arancino siciliano

Ma oltre all’arancino al sugo di carne anche l’arancino  al burro (con mozzarella, prosciutto e, a volte, besciamella) e quello agli spinaci (condito anch’esso con mozzarella) sono buonissimi. Inoltre, nel catanese sono diffusi anche l’arancino “alla norma” (con melanzane, detto anche “alla catanese”) e quello al pistacchio di Bronte. Esistono poi ricette originali che arricchiscono il riso, con  l’utilizzo di funghi, salsiccia, salmone, pollo, frutti di mare, pesce spada, pesto, gamberetti e nero di seppia (l’inchiostro).  Buone anche le varianti dolci: gli arancini vengono preparati con il cacao e coperti di zucchero (solitamente in occasione della festa di santa Lucia); o con crema di gianduia (soprattutto nella zona di Palermo) e cioccolato.

Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano! “

da “Gli arancini di Montalbano” di Andrea Camilleri